The Avant-guarde of Mars

‘BLAZE’ su Slowcult

Vandemars: Blaze – Lo sfolgorio del Monte Amiata

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E’ sempre bello ascoltare i suoni che provengono non dalle grandi città, dai grandi centri. Vedere come pulsa la provincia, cosa si muove in piccoli centri, dove piccole grandi band e piccoli grandi artisti perseguono il loro amore di fare musica dando il loro immenso apporto al nostro processo di crescita culturale. Grazie a un concerto di Paolo Benvegnù al Circolo degli Artisti di Roma di un pò di tempo fa ebbi la preziosa occasione di venire a conoscenza di questa band toscana, con radici alle pendici del Monte Amiata tra stelle e natura incontaminata. Il loro suono affascinò tutta la platea e questo loro cd “Blaze” conferma quanto di buono ho ascoltato live quella sera.

Questo primo loro lavoro ufficiale è stato prodotto da Paolo Benvegnù (anche alla chitarra, al piano e alla voce in “Victim”) assieme a Stefano Bechini ed è stato registrato tra Perugia e Piancastagnaio (Siena). La bellissima e coinvolgente “My cage” apre questo lavoro da sentire nella sua interezza, nella sua totalità, lasciandoci guidare dal carisma della cantante Silvia Serrotti affascinante chanteuse di sostanza e presenza. Odio fare paragoni con altri artisti/autori per definire un suono. Dire che la voce di Silvia ricorda Pj Harvey o Siouxsie non renderebbe giustizia a un’ottima frontwoman di un’ottima band. Ultimamente ho visto dare il meglio dei Vandemars anche in trio acustico a Roma per la recente iniziativa “La tua fottuta musica alternativa” ideata dai ragazzi attivissimi di Rock e i suoi Fratelli di Meridiano 12. E i brani anche in versione acustica non hanno perso di fascino anzi hanno acquistato un qualcosa di intrigante. Questo a dimostrare che la sostanza ci sta e la scrittura è di ottima fattura.
Unica nota di demerito al lavoro è la confezione molto scarna che, vista l’elevata qualità del lavoro, avrebbe meritato ben altro packaging con magari un libretto per i testi. Ma si sa che le band indipendenti, nella maggior parte dei casi, non navigano nell’oro, e la scelta della qualità sonora che hanno perseguito i Vandemars si rivela vincente e lascia un segno nel panorama dell’indie nostrano.

Recensione di Fabrizio Fontanelli

 

Fonte: http://www.slowcult.com/senza-categoria/test

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